Rifugio Bellico

Il Rifugio Bellico sotterraneo venne costruito dai cittadini nel 1944 per volersi difendere dagli attacchi nemici, venne poi utilizzato anche come magazzino.
Longiano era una postazione della Linea Gotica e durante la Seconda Guerra Mondiale subì molti danni che distrussero chiese ed altri edifici. Il rifugio attraversa tutto il colle su cui si trova il Castello Malatestiano, non ha un tracciato rettilineo perché fu scavato ad occhio. Lungo il percorso del tunnel ci ricavarono delle cavità per ospitare nuclei famigliari, poteva l’intero rifugio contenere 2.000 persone.

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Castello Malatestiano

Nel 1059 già esisteva un’antica rocca difensiva, il territorio era conteso tra Cesena e Rimini e nel 1198 gli edifici difensivi furono completamente distrutti a causa delle invasioni. Longiano restò però sempre fedele ai Riminesi e con il loro aiuto ricostruirono il castello.
Mentre la famiglia dei Malatesta governavano Rimini e Longiano, un altro attacco nemico incendiò il borgo che ancora oggi porta il nome di “Borgo Bruciato”.
Il Castello passò poi dai Malatesta alla Santa Sede, ai Veneziani e poi ritornò nella mani della Santa Sede. Fu decorato e pitturato, ma essendo stato Longiano caposaldo della Linea Gotica nella seconda Guerra Mondiale fu soggetto ai bombardamenti.
Il Castello ha circa 40 stanze, al centro si trova la Vasca Veneziana che testimonia il loro dominio, la Sala dell’Arengo e la Sala degli Affreschi furono totalmente decorate e dipinte nel 1862-63 in cui sono riportati i personaggi più famosi Longianesi.

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Museo d'Arte Sacra

Longiano ha voluto conservare una ricca memoria storica, grazie alle istituzioni pubbliche ed anche ai singoli cittadini.
Il Museo d’Arte Sacra fu aperto il 18 marzo 1989 nella Chiesa di San Giuseppe che fu costruita all’inizio del XVIII secolo. Ha una pianta a croce greca, con una ricca decorazione interna di stucchi e affreschi. Il museo conserva al suo interno preziose opere d’arti e arredi sacri. Raccoglie molti reperti che altrimenti finirebbero accantonati da qualche parte.
Al suo interno troviamo il “Crocefisso fra il Santo Girolamo e Monaca” degli anni 1600, il ritratto dell’arcivescovo Francesco Manzi e l’”Assunta e i Santi Antonio Abate e Girolamo”.
Preziosi oggetti come calici, un tabernacolo, un piviale in seta rosa e oro ed altri oggetti rituali sono conservati nelle bacheche. Si trovano anche una Madonna in tela dei primi anni del ‘900 e diverse panche decorate.

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Museo Italiano della Ghisa

La Fondazione Neri è un centro di ricerca sull’arredo urbano.
Il percorso espositivo del museo è composto da circa una sessantina di lampioni che furono realizzati nell’800 dalle grandi fonderie ed alcuni sono firmati da famosi artisti come Dulio Cambellotti ed Ernesto Basile.
Ci sono anche centinaia di oggetti che venivano usati per abbellire i luoghi pubblici. Si trovano quindi fontane, panchine, mensole, ringhiere, scansaruote, battenti per le porte, quadri e fotografie.
La collezione continua ad ampliarsi grazie alle donazioni di oggetti usurati o non più utilizzati che gli enti fanno al museo.
Viene pubblicata semestralmente una rivista “Arredo & Città” fin dal 1988 che parla dell’evoluzione nella storia delle città e degli oggetti che ne hanno abbellito l’arredamento.

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Santuario del Santissimo Crocefisso

Il convento e la chiesa furono costruite nel 1200 dai Conventuali con le caratteristiche di semplicità e povertà delle costruzioni francescane. Dopo che furono soppressi i due ordini religiosi, napoleonico e quello del governo liberale italiano e allontanati dal convento, il santuario fu gestito dalla Compagnia del SS. Crocifisso.
Nel santuario è conservato una grande tavola dipinta su tela in cui è raffigurato il Crocifisso di scuola giuntesca.
Il 6 maggio 1493 gli abitanti donarono una vitella alla comunità francescana che si era riunita per una celebrazione, l’animale al convento si inginocchiò davanti al crocifisso e si rialzò solo dopo che fu benedetto dal Superiore Provinciale. Il giorno dopo l’immagine del Crocifisso fu sposta dal chiostro all’interno della chiesa e da quel giorno iniziarono a compiersi grazie e miracoli.

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Teatro Petrella

A metà dell’800 esisteva un vecchio teatro, ma l’esigenza di disporre di un nuovo posto per gli spettacoli adatto alla borghesia locale fece decidere alla Commissione Municipale di ricostruirne uno nuovo.
Nel 1850 il progetto di un nuovo teatro fu affidato all’ingegnere Biagio Abbati.
Il nuovo edificio era talmente grande che le discussioni sul luogo dove posizionarlo fecero accantonare il progetto per 10 anni.
Fu ripreso in mano e decisero di posizionare la struttura nel luogo suggerito da Abbati ma con il progetto di un altro ingegnere, Giulio Turchi.
Iniziarono la costruzione nel 1864 anche se il comune era in crisi economica tale da chiedere un prestito per la continuazione. Venne inaugurato 6 anni dopo e dedicato al compositore Errico Petrella che vi diresse I Promessi Sposi.
Il teatro è decorato con stucchi, colori ed oro; venne poi utilizzato anche per le proiezioni cinematografiche.

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