Museo Storico

Il museo fa rivivere il tempo e l’atmosfera del Medioevo con una collezione unica di oggetti antichi e documenti storici. Il museo è formato da tre percorsi: letterario, medievale e popolare.
Si potrà conoscere la storia d’amore di Paolo e Francesca narrata nel V° canto dell’Inferno di Dante, nel percorso letterario, tra una riproduzione di costumi, arredi e immagini.
Nel percorso medievale si trova l’esposizione degli strumenti di tortura, armi medievali ed altri oggetti curiosi dalle cinture di castità agli orologi solari.
Mentre il percorso popolare è destinato a far conosce la vita quotidiana nell’antichità con una esposizione degli usi e dei costumi della civiltà contadina.

Paolo e Francesca

Paolo e Francesca sono due personaggi innamorati realmente esistiti e morti per la loro passione.
Francesca era figlia di Guido Minore il Signore di Ravenna e Cervia, nel 1275 il padre decise di darla in sposa a Giovanni Malatesta che l’aveva aiutato a cacciare i nemici. Per evitare che la ragazza si rifiutasse, i Signori di Rimini e Ravenna decisero di mandare un altro ragazzo al posto di Giovanni, suo fratello Paolo il Bello. La giovane accettò ed il giorno del matrimonio pronunciò il suo si alla persona che credeva diventasse il suo vero sposo. Accettato l’inganno, Francesca e Giovanni ebbero una figlia; ma la ragazza continuò a vedersi di nascosto con Paolo di cui si era innamorata.
Un giorno del 1289 Paolo passò a fare una visita e qualcuno avvertì Giovanni che finse di partire per Pesaro avendo dovuto fare ritorno a tarda sera. Rientrato da un passaggio segreto sorprese i due baciarsi. Estrasse la spada ed uccise tutti e due. Dante nella Divina Commedia mette i due amanti all’inferno perchè hanno peccato, ma li fa seppellire insieme.

Grotte di Gradara

All’interno del Museo Storico troviamo un grande mistero irrisolto; le Grotte, in cui c’è la possibilità di visitarne una.
L’antico borgo di Gradara da più di 1500 anni nasconde un intreccio di cunicoli secolari in cui sono custoditi i segreti della storia. Sono stati scavate nel sottosuolo e sono ancora ben conservate oggi. Ce ne sono in totale 16 tra cui solo 10 di queste sono ancora agibili.
Non si sa ancora bene del perché gli uomini vennero spinti ad un’impresa così ardua ma si sostiene che furono create come centri di eresie per delle riunioni segrete e luoghi di culto bizantino.
Durante gli anni le Grotte sarebbero state utilizzate anche come via di fuga se il Castello fosse stato in pericolo.

Castello di Gradara

È una fortezza medievale che diventa particolarmente suggestiva nelle ore notturne con il suo borgo sottostante. È nata come fortezza militare poi diventò una maestosa residenza nobiliare.
Il mastio principale è alto 30 metri, costruito intorno al 1150 dalla potente famiglia dei De Griffo.
I Malatesta poi tra il XIII ed il XIV secolo fecero erigere le due cinte di mura attorno al castello.
Oltre ai Malatesta il castello ospitò le principali famiglie dell’epoca medievale e rinascimentale, tra cui gli Sforza, i Borgia e Della Rovere. Al suo interno si trova il Cortile d’Onore, mentre il mastio ospita la Sala delle Torture, ci sono tante altre sale come: Sala della Passione, dei Putti, del Consiglio, la Camera di Francesca, la Cappella Gentilizia e la Sala del Corpo di Guardia.

Chiesa di San Giovanni Battista

La Chiesa di San Giovanni Battista si trova all’interno del castello dentro alla rocca.
Era una filiale della Pieve di Santa Sofia e dopo che il parroco della Pieve si trasferì all’infuori delle mura, ci rimase solamente una parrocchia del castello. Ci sono testimonianze della chiesa che viene nominata nelle Rationes Decimarum e del Rettore che chiese contributi per restaurarla, quindi è certamente stata costruita prima del 1290 ma non si hanno notizie sul fatto se sia stata o meno consacrata. All’interno si trova il quadro dell’Altare Maggiore restaurato e custodisce il famoso Crocifisso Ligneo del 400 di Fra Innocenzo da Petralia; si possono vedere 3 espressioni nel volto del Cristo da 3 posizioni diverse e sembrerà di essere partecipi alla sua sofferenza.